Attraversare i tornanti che si staccano dalla costa ligure, inoltrandosi nell’entroterra, significa tuffarsi in un’atmosfera completamente differente. L’aria salmastra si perde, sostituita dai profumi intensi dei boschi e da un silenzio rotto solamente dagli echi – naturali, ovviamente – delle montagne. Triora è un minuscolo borgo medievale adagiato a circa 800 metri nella Valle Argentina, un posto lontano dal turismo di massa, dove la vita scorre ancora con un ritmo antico – quasi dimenticato. I suoi vicoli stretti, con archi in pietra, raccontano storie autentiche, di un passato solido, offrendo una sensazione di isolamento netta, quasi palpabile.
Il soprannome “borgo delle streghe” non è nato per caso o per dicerie. No, prende le mosse da eventi storici ben precisi. Tra il 1587 e il 1588, in un periodo segnato da carestie e difficoltà economiche – che non risparmiarono certo questa parte del Nord Italia – Triora fece da scenario a uno dei processi per stregoneria più noti e spietati del nord-ovest. Diverse donne furono accusate di pratiche magiche, ritenute responsabili di calamità e sofferenze. Quel capitolo ha lasciato un segno profondo nei muri e nei nomi del luogo, una memoria custodita con rispetto, senza alcuna esagerazione. E qui sta il bello: Triora racconta questa storia dolorosa senza spettacolarizzarla.
Il centro storico e i segni della memoria
Per capire davvero Triora si deve camminare lungo i suoi caruggi, quei vicoli stretti dove ogni angolo parla di vite passate. Il cuore culturale? Sicuramente il Museo Etnografico e della Stregoneria, un punto di riferimento chiaro per chi vuole conoscere non solo i processi del XVII secolo, ma anche la quotidianità di allora. La mostra è sobria, precisa, vai oltre l’emotività per focalizzarti sui fatti concreti, niente storie fantasiose.
Nel centro del borgo spiccano alcune testimonianze architettoniche di rilievo, a iniziare dalla Cabotina, legata in modo diretto alla memoria delle donne coinvolte nei processi, rappresentando un cuore pulsante della memoria locale. Da vedere anche la Chiesa di San Bernardino e l’Oratorio di San Giovanni Battista, edifici che testimoniano il profondo intreccio tra fede e comunità, che dura da secoli. Salendo verso la cima del paese si incontrano i resti del castello medievale: da qui la vista sulla Valle Argentina è vasta e concreta – un segnale tangibile dell’importanza strategica e nello stesso tempo isolata del luogo. Chi ha vissuto in città lo sa: la natura circostante aiuta a mantenere quel senso di separazione dal resto del mondo.

Natura, percorsi e identità locale
Triora segna il punto di partenza per tanti itinerari tra le singolari valli dell’entroterra ligure. La rete di sentieri e mulattiere – che si dirama attorno al borgo – è una vera risorsa per chi ha voglia di un turismo lento, fatto di passeggiate e ascolto, lontano dal caos. I percorsi uniscono Triora a piccole località vicine, come Molini di Triora, Realdo e Montalto Ligure. Sono posti che raccontano una storia fatta di architetture rurali, tradizioni popolari, e un rapporto intimo con il tempo e le stagioni. Il motivo per cui questi borghi mantengono un’identità così chiara? Quelle persone vivono il territorio a passo lento, con attenzione e cura.
Chi arriva a Triora si trova davanti a un paesaggio che invita a rallentare, a mettersi in ascolto. Eventi culturali che si ripetono nel tempo aiutano a mantenere vive le radici storiche, senza snaturarle. Ma non solo: la gastronomia locale fa la sua parte, mettendo in primo piano prodotti tipici come il celebre Pane di Triora, noto per la qualità e simbolo di una tradizione tenace. Insomma, l’esperienza offerta non si limita a monumenti o musei, ma si completa con atmosfere quotidiane e usanze ancora ben vive.
Raggiungere Triora significa abbandonare la costa risalendo la Valle Argentina lungo la provinciale, passando per paesi come Badalucco e Molini di Triora. L’ultimo tratto riserva scorci panoramici notevoli, che anticipano l’ingresso in questo angolo poco frequentato della Liguria. Il borgo dispone di parcheggi esterni, da cui si continua a piedi: l’area si visita tranquillamente così, conservando l’integrità del centro storico. In alternativa, si arriva in treno fino a Taggia Arma o Imperia, quindi in autobus fino a Molini di Triora – un’opzione meno comoda dell’auto, però c’è. Tra storia, natura e autenticità, Triora si mostra come una meta che racconta il passato senza orpelli e inserisce la memoria nel paesaggio, con naturalezza.